Vaccini e Forze Armate

Purtroppo, nel passato, il personale delle Forze Armate, in particolare quelli militare, è stato sottoposto a pratiche vaccinali dannose.

Vaccini e militari: il nesso causale tra vaccinazioni e tumori

Infatti, tutti i militari italiani sono stati sottoposti a vaccinazioni multiple, con additivi e la presenza di metalli pesanti. In più, i militari in diverse occasioni sono stati impiegati nelle missioni, in territori di guerra.

In questi contesti, oltre allo stress e/o la pratica vaccinale, si sono verificate esposizioni ad uranio impoverito e alle relative radiazioni e nano particelle.

Per tali motivi, il numero di malattie e tumori verificati è altissimo e piuttosto preoccupante.

Quando si parla di malattie asbesto correlate, si tratta di patologie più o meno gravi strettamente correlate alla tipologia di lavoro svolto. Da questo deriva la definizione delle cosiddette malattie professionali.

Oltre ad essere però, sembra esserci un legame anche tra vaccini e l’insorgenza di tumori. Soprattutto nel mondo militare. Se così fosse, sarebbe sicuramente sintomo di negligenza e noncuranza da parte delle Forze Armate.

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    Come funzionano i vaccini?

    Il vaccino è una preparazione artificiale nella quale sono contenuti agenti patogeni opportunamente trattati. Esso è somministrato allo scopo di fornire un’immunità acquisita.

    Infatti, la vaccinazione sfrutta attivamente la memoria immunologica, consentendo al corpo di sviluppare un sistema di difesa contro un batterio, un virus o qualsiasi altro microrganismo dal quale è necessario proteggersi.

    Composizione dei vaccini: adiuvanti e conservanti

    I vaccini contengono adiuvanti, utili ad esaltare la risposta immunitaria dell’organismo vaccinato, inducendo una reazione infiammatoria.

    Tra gli adiuvanti c’è l’idrossido di alluminio, che induce la formazione di un piccolo granuloma. Questo permette, infatti, all’antigene di essere liberato un poco alla volta, determinando una maggiore quantità di anticorpi.

    Purtroppo, però, in alcuni casi, i composti d’alluminio utilizzati possono essere nocivi per il sistema nervoso e per i reni. Quindi si deve tener conto dei diversi gradi di suscettibilità individuale, anche in dipendenza da condizioni di sinergismo e di potenziamento tossicologico.

    I vaccini contengono anche i conservanti, per proteggere il preparato dallo sviluppo di eventuali spore fungine o batteri. Perciò questi sono utili per ridurre gli sprechi delle preparazioni e i costi di produzione.

    Tuttavia, spesso i conservanti sono derivati organici del mercurio. Per esempio, il metilmercurio e l’etil-mercurio, neurotossici, sono liposolubili e possono varcare la barriera emato-encefalica, avendo effetti sul tessuto cerebrale.

    Pericolosità delle vaccinazioni multiple nei militari

    Nel corso degli anni, la condizione di insicurezza dei nostri militari è balzata agli occhi per diverse condizioni di rischio. Oltre alla presenza di amianto e altri cancerogeni, è emerso che ci fossero anche delle pratiche vaccinali non corrette.

    Infatti, la Commissione d’Inchiesta sull’uranio impoverito ha accertato i diversi rischi a cui sono stati sottoposti i militari. In sostanza, i metalli pesanti e gli additivi contenuti nei vaccini si sono sommati alle radiazioni e le nano particelle per l’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito, e con un enorme numero di tumori.

    Quindi, la cosa più importante in caso di malattia del militare è verificare il rischio!

    La relazione finale della Commissione d’Inchiesta, dedica un capitolo alla somministrazione dei vaccini ai militari, chiamato “Effetti delle modalità di somministrazione dei vaccini sui militari”.

    La relazione si sofferma sulla pericolosità delle vaccinazioni militari e sulla somministrazione dei vaccini senza analisi pre-vaccinali. Secondo le indagini, alcuni medici vaccinatori non si sarebbero attenuti nel somministrare i vaccini seguendo le linee guida.

    Una vaccinazione militare “sconsiderata”, se così vogliamo chiamarla, è invece rischiosa per la salute dell’uomo. I motivi sono vari e proveremo a esporvi brevemente qui di seguito:

    • la quantità di vaccino supera le dosi consentite;
    • non si effettuano analisi pre-vaccinali;
    • non si può valutare il potenziale rischio.

    Effetti negativi sui militari: intervento Avvocato Bonanni

    L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, nell’audizione del 06.12.2017, presso la Commissione Parlamentare d’Inchiesta, ha contestato al Ministero della Difesa una serie di condotte:

    • vaccinazioni ai militari poco prima della partenza in missione;
    • almeno 5 vaccinazioni alla volta;
    • eccessiva quantità di farmaco, additivi e contaminanti;
    • omissione nella verifica delle condizioni di salute, prima della vaccinazione;
    • mancanza di verifica degli effetti delle vaccinazioni.

    Questa condotta errata e mancanza di controlli ha fatto sì che i militari siano stati esposti a gravi danni alla salute, come:

    • autoimmunità;
    • immunodepressione, cioè la riduzione della capacità del sistema immunitario;
    • iper-immunizzazione;
    • ipersensibilità;
    • predisposizione corporea all’insorgenza di neoplasie.

    I militari che hanno subiti gli effetti negativi di un’eccessiva e non controllata vaccinazione hanno diritto al risarcimento danni vaccini.

    Il progetto SIGNUM e i suoi obiettivi

    Nel 2004, il Ministero della Difesa avviò un progetto di ricerca in due fasi chiamato SIGNUM ovvero: Studio di Impatto Genotossico nelle Unità Militari.

    Il suo scopo era quello di individuare i fattori di rischio, principalmente ambientali, per i militari impegnati a combattere la guerra in Iraq.

    Lo studio si articolava in due parti: la prima riguardava le valutazioni dell’esposizione a elementi potenzialmente genotossici. Mentre, la seconda riguardava le valutazioni di sorveglianza clinico-epidemiologica per valutare la presenza di effetti a lungo termine.

    Il periodo di analisi della prima fase durò circa un anno e coinvolse poco meno di 1000 volontari.

    La relazione fu presentata nel 2011. Una delle conclusioni fu che spesso ai militari somministravano fino a 5 vaccinazioni per volta. Una tale quantità poteva portare a ossidazioni cellulari e, di conseguenza, alla formazione di tumori.

    La seconda fase risulta imparziale. Ma i dati emersi nella prima parte erano già sufficienti a sollevare una questione molto importante, legata soprattutto a una profilassi vaccinale scorretta.

    Relazione della Commissione d’Inchiesta su vaccini esercito

    Durante le indagini, la Commissione ha provveduto a intervistare alcuni militari affette da patologie contratte durante le ore di servizio, così da poter valutare il caso in maniera più accurata e approfondita. I militari che avevano contratto tumori a seguito di vaccinazioni esercito multiple erano tantissimi, sensibilmente più del consentito.

    Dalle interviste è emerso, inoltre, che non sempre i medici effettuavano visite pre-vaccinali. Dunque dopo vaccinazioni militari di leva, questi erano esposti a rischi molto più alti del previsto anche per negligenze come questa.

    La relazione della Commissione d’Inchiesta riporta anche di aver ricevuto nel 2017 una documentazione richiesta ad AIFA riguardante le specifiche tecniche, gli studi di sicurezza e la composizione dei vaccini comprensivi degli elementi sottosoglia.

    Questa documentazione, però, risulta incompleta, perché mancano diversi dettagli relativi alla catalogazione dei vaccini stessi. Ad ogni modo, i dati raccolti si sono rivelati ugualmente sufficienti per poter effettuare una ricerca approfondita.

    Una delle parti incomplete di cui parlava la Commissione riguardava sicuramente la seconda fase del progetto SIGNUM (valutazioni di sorveglianza clinico-epidemiologica per valutare la presenza di effetti a lungo termine), da cui non è stato possibile trarre le giuste conclusioni.

    Vaccini: i rischi di una profilassi sbagliata

    La Commissione d’Inchiesta sull’Uranio Impoverito ha concluso, quindi, che una profilassi vaccinale scorretta può provocare rischi potenzialmente irreversibili nel corpo umano.

    Questi sono: immunodepressione, iper-immunizzazione, autoimmunità, ipersensibilità e predisposizione corporea all’insorgenza di vaccini tumori.

    Occorre precisare che le controindicazioni sono già presenti nei bugiardini dei vaccini stessi. Dunque, chi usa questo tipo di negligenza è consapevole delle sue azioni e delle conseguenze disastrose delle stesse.

    Le misure precauzionali, quindi, sono fondamentali. Soprattutto, se non si può escludere il nesso causale tra la malattia e la somministrazione del vaccino.

    Con questa relazione, la Commissione chiede l’utilizzo di vaccini monodose e monovalenti, ma soprattutto privi di tutte quelle sostanze tossiche solitamente presenti nei farmaci utilizzati.

    Niente più vaccinazioni militari ma solo presso la sanità pubblica, utilizzando protocolli militari, esami pre-vaccinali e sorveglianza post-vaccinale.

    Vaccini militari di leva e la storia di Fabio

    Fabio è un giovane militare di appena 20 anni. Ha lasciato la sua città del sud per arruolarsi nell’Esercito Italiano.

    Lui è un ragazzo giovane, come tanti, con una famiglia in apprensione perché non può più averlo al suo fianco come prima. Fabio, però, nasconde un segreto più grande di lui e non sa come fare a rivelarlo ai suoi genitori senza spezzare loro il cuore.

    “Devi farti forte, mamma – dice Fabio con lo zaino in spalla, prima di andare via – perché questa volta andrò più lontano del solito”. Dove andrà Fabio? In Veneto? In Friuli? Dove andrà, se sarà così lontano? Quella di Fabio, però, era una metafora, perché di lì a poco se ne sarebbe andato lontano, sì, ma per sempre e per colpa di una leucemia.

    Fabio è morto nel 2002, a 20 anni, per indebolimento da vaccino militare. Sulla sua scheda erano state segnate 14 vaccinazioni in un giorno solo. Niente controlli, niente precauzioni, niente di niente. Fabio è morto così, per superficialità.

    Ci sono voluti anni per venirne a capo, per capire le dinamiche e ricercare le concause, ma nel 2014, finalmente, una buona notizia.

    La Corte d’Appello di Lecce ha condannato il Ministero della Salute in appello a risarcire la famiglia di Fabio con un’indennità di 220.000 €. E a breve anche il Ministero della Difesa dovrà rispondere delle accuse e versare la sua indennità.

    Il nesso causale tra vaccini militari tumori

    Le condanne arrivano in ritardo, ma la questione importante è una: finalmente non si può più parlare di mancanza di nesso di causalità. Il nesso causale esiste eccome. Finalmente è possibile accertarlo: somministrare senza controllo 10, 12, 14 dosi di vaccino a una persona può essere pericolosissimo. Può indebolirlo al punto da esporlo a numerose malattie più o meno gravi, più o meno mortali. Infatti sono venuti a mancare militari per questa ragione.

    Sentenze come queste creano il precedente che serve per ridurre al minimo il rischio che ci sia un altro Fabio a cui rendere giustizia. Perché ci sono stati tantissimi, come Fabio, che hanno perso la vita per colpa di un caso di “malasanità” e non si dovrebbe morire così giovani solo per aver adempiuto a un dovere.

    La vaccinazione è importante, dovrebbero farla tutti per tutelarsi dalle malattie, ma bisogna seguire le procedure, attenersi alla profilassi vaccinale, altrimenti i rischi sarebbero pericolosissimi.

    Il caso di Francesco Rinaldelli

    Francesco Rinaldelli era un alpino che ha perso la vita per colpa di un cancro nel 2008. Aveva 26 anni. Poco prima di morire era stato sottoposto a una serie di vaccinazioni senza controllo, una dietro l’altra, e poi spedito a Porto Marghera a respirare diossina.

    Suo padre, da quel momento, non ha mai smesso di lottare e di cercare una verità che lo facesse dormire sereno la notte, una verità che provasse a fare luce su quanto era accaduto. I militari sotto controllo pare si aggirino intorno ai 3500 – e sono tutti potenzialmente a rischio.

    Il signor Rinaldelli ha rivelato che le vaccinazioni erano facoltative, ma se firmavi per non essere vaccinato, ti processavano e rischiavi di perdere il lavoro. Come confermato dalla Commissione d’Inchiesta, poi, i vaccini erano somministrati senza controllo, senza visite pre-vaccinali, senza accertarsi dello stato di salute dei militari.

    E poi la quantità di vaccini, assolutamente senza senso: fino a 14 vaccinazioni al giorno, sulla stessa persona, col rischio di conseguenze disastrose sul suo sistema immunitario.

    L’errore è umano, senza dubbio, così come lo è la negligenza e la superficialità con cui i medici militari svolgeva il loro lavoro, mettendo a rischio la vita dei loro sottoposti senza validi motivi.

    Quello che i militari subiscono per colpa delle vaccinazioni scorrette è incredibile, una vera e propria carneficina. Si contano, dicevamo, 3500 militari malati per colpa di una profilassi vaccinale sbagliata. E il numero, probabilmente è arrotondato per difetto, perché non sono stati inclusi quelli che hanno terminato il servizio militare o sono andati in pensione.

    I provvedimenti vanno presi – e al più presto.

    Vaccini nelle Forze Armate causa di servizio e vittime del dovere

    Nel caso di malattie per coloro che hanno svolto missioni o semplicemente per via della vaccinazione manifestano delle neoplasie, è necessario verificare la sussistenza del nesso causale.

    Ove sia dimostrato il nesso causale (causa di servizio) è possibile chiedere sia la pensione privilegiata che il riconoscimento dello status di vittima del dovere.

    In più è dovuto anche risarcimento danni tutti che la vittima ha subito.

    L’impegno di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto

    L’associazione APS Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), presieduta dall’Avv. Ezio Bonanni, ha messo a disposizione di tutte le vittime del dovere un team di legali ed esperti per tutelare e assistere dal punto di vista medico e legale tutti i lavoratori a cui è riconosciuta la causa di servizio.

    L’assistenza è gratuita. È rivolta a tutte le vittime del dovere che devono ottenere indennità e risarcimento danni per cause di servizio dovute a malattie professionali.

    L’impegno di ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni è costante. Cerca non solo di ottenere i risarcimenti per tutte le vittime del lavoro che hanno richiesto aiuto, ma si preoccupa anche di fare luce sulle vicende più complesse e di ottenere giustizia per tutte le vittime del dovere che si sono ammalate sul posto di lavoro.