Vaccini e militari: il nesso causale tra vaccinazioni e tumori

La percentuale dei militari italiani che nel corso del tempo hanno contratto malattie e tumori è altissima e piuttosto preoccupante, soprattutto perché si tratta di patologie più o meno gravi che sono strettamente correlate con la tipologia di lavoro svolto (le cosiddette malattie professionali).

Sembra, però, esserci un legame tra vaccini e tumori, nel mondo militare, che sottintende una correlazione inquietante tra le due parti – ed è sicuramente sintomo di negligenza e noncuranza da parte delle Forze Armate.

Dopo anni di battaglie e ricorsi, la Commissione d’Inchiesta sull’uranio impoverito, nei primi mesi del 2018, ha riconosciuto finalmente il nesso tra esposizione all’uranio impoverito e tumori. All’interno della relazione, però, dedica un capitolo alla somministrazione dei vaccini ai militari, chiamato “Effetti delle modalità di somministrazione dei vaccini sui militari”.

La relazione si sofferma sulla pericolosità delle vaccinazioni multiple e sulla somministrazione dei vaccini senza analisi pre-vaccinali. Secondo le indagini, alcuni medici vaccinatori non si sarebbero attenuti nel somministrare i vaccini seguendo le linee guida.

Una vaccinazione “sconsiderata”, se così vogliamo chiamarla, è invece rischiosa per la salute dell’uomo, per una serie di motivi che proveremo a esporvi brevemente qui di seguito:

  • la quantità di vaccino supera le dosi consentite;
  • non si effettuano analisi pre-vaccinali;
  • non si può valutare il potenziale rischio.

Il progetto SIGNUM

Nel 2004, il Ministero della Difesa avviò un progetto di ricerca in due fasi chiamato SIGNUM (Studio di Impatto Genotossico nelle Unità Militari). Il suo scopo era quello di individuare i fattori di rischio, principalmente ambientale, per i militari impegnati a combattere la guerra in Iraq.

Lo studio si articolava in due parti: la prima riguardava le valutazioni dell’esposizione a elementi potenzialmente genotossici; la seconda riguardava le valutazioni di sorveglianza clinico-epidemiologica per valutare la presenza di effetti a lungo termine.

Il periodo di analisi della prima fase durò circa un anno e coinvolse poco meno di 1000 volontari. La relazione fu presentata nel 2011. Una delle conclusioni fu che spesso ai militari somministravano fino a 5 vaccinazioni per volta e che una tale quantità poteva portare a ossidazioni cellulari e, di conseguenza, alla formazione di tumori.

La seconda fase risulta imparziale, ma i dati emersi nella prima parte erano già sufficienti a sollevare una questione molto importante, legata soprattutto a una profilassi vaccinale scorretta.

La relazione della Commissione d’Inchiesta su vaccini

Durante le indagini, la Commissione ha provveduto a intervistare alcuni militari affette da patologie contratte durante le ore di servizio, così da poter valutare il caso in maniera più accurata e approfondita. I militari che avevano contratto tumori a seguito di vaccinazioni multiple erano tantissimi, sensibilmente più del consentito.

Dalle interviste è emerso, inoltre, che non sempre i medici effettuavano visite pre-vaccinali. Dunque i militari erano esposti a rischi molto più alti del previsto anche per negligenze come questa.

La relazione della Commissione d’Inchiesta riporta anche di aver ricevuto nel 2017 una documentazione richiesta ad AIFA riguardante le specifiche tecniche, gli studi di sicurezza e la composizione dei vaccini comprensivi degli elementi sottosoglia.

Questa documentazione, però, risulta incompleta, perché mancano diversi dettagli relativi alla catalogazione dei vaccini stessi. Ad ogni modo, i dati raccolti si sono rivelati ugualmente sufficienti per poter effettuare una ricerca approfondita.

Una delle parti incomplete di cui parlava la Commissione riguardava sicuramente la seconda fase del progetto SIGNUM (valutazioni di sorveglianza clinico-epidemiologica per valutare la presenza di effetti a lungo termine), da cui non è stato possibile trarre le giuste conclusioni.

Vaccini: i rischi di una profilassi sbagliata

La Commissione d’Inchiesta sull’Uranio Impoverito ha concluso, quindi, che una profilassi vaccinale scorretta può provocare rischi potenzialmente irreversibili nel corpo umano: immunodepressione, iper-immunizzazione, autoimmunità, ipersensibilità e predisposizione corporea all’insorgenza di tumori.

Controindicazioni, queste, già presenti nei bugiardini dei vaccini stessi (dunque, chi usa questo tipo di negligenza è consapevole delle sue azioni e delle conseguenze disastrose delle stesse).

Le misure precauzionali, quindi, sono fondamentali, soprattutto se non si può escludere il nesso causale tra la malattia e la somministrazione del vaccino.

Con questa relazione, la Commissione chiede l’utilizzo di vaccini monodose e monovalenti, ma soprattutto privi di tutte quelle sostanze tossiche solitamente presenti nei farmaci utilizzati. Niente più vaccinazioni nei reparti militari ma solo presso la sanità pubblica, utilizzando protocolli militari, esami pre-vaccinali e sorveglianza post-vaccinale.

Vaccini: la storia di Fabio

Fabio è un giovane militare di appena 20 anni. Ha lasciato la sua città del sud per arruolarsi nell’esercito. Fabio è un ragazzo giovane, come tanti, con una famiglia in apprensione perché non può più averlo al suo fianco come prima. Fabio, però, nasconde un segreto più grande di lui e non sa come fare a rivelarlo ai suoi genitori senza spezzare loro il cuore.

“Devi farti forte, mamma – dice Fabio con lo zaino in spalla, prima di andare via – perché questa volta andrò più lontano del solito”. Dove andrà Fabio? In Veneto? In Friuli? Dove andrà, se sarà così lontano? Quella di Fabio, però, era una metafora, perché di lì a poco se ne sarebbe andato lontano, sì, ma per sempre e per colpa di una leucemia.

Fabio è morto nel 2002, a 20 anni, per indebolimento da vaccino, perché sulla sua scheda erano state segnate 14 vaccinazioni in un giorno solo. Niente controlli, niente precauzioni, niente di niente. Fabio è morto così, per superficialità.

Ci sono voluti anni per venirne a capo, per capire le dinamiche e ricercare le concause, ma nel 2014, finalmente, una buona notizia. La Corte d’Appello di Lecce ha condannato il Ministero della Salute in appello a risarcire la famiglia di Fabio con un’indennità di 220.000 €. E a breve anche il Ministero della Difesa dovrà rispondere delle accuse e versare la sua indennità.

Il nesso causale tra vaccini militari tumori

Le condanne arrivano in ritardo, ma la questione importante è una: finalmente non si può più mancare di mancanza di nesso di causalità. Il nesso causale esiste eccome e finalmente è possibile accertarlo: somministrare senza controllo 10, 12, 14 dosi di vaccino a una persona può essere pericolosissimo e può indebolirlo al punto da esporlo a numerose malattie più o meno gravi, più o meno mortali.

Sentenze come queste creano il precedente che serve per ridurre al minimo il rischio che ci sia un altro Fabio a cui rendere giustizia. Perché ci sono stati tantissimi, come Fabio, che hanno perso la vita per colpa di un caso di “malasanità” e non si dovrebbe morire così giovani solo per aver adempiuto a un dovere.

La vaccinazione è importante, dovrebbero farla tutti per tutelarsi dalle malattie, ma bisogna seguire le procedure, attenersi alla profilassi vaccinale, altrimenti i rischi sarebbero pericolosissimi.

Il caso di Francesco Rinaldelli

Francesco Rinaldelli era un alpino che ha perso la vita per colpa di un cancro nel 2008. Aveva 26 anni e poco prima di morire era stato sottoposto a una serie di vaccinazioni senza controllo, una dietro l’altra, e poi spedito a Porto Marghera a respirare diossina.

Suo padre, da quel momento, non ha mai smesso di lottare e di cercare una verità che lo facesse dormire sereno la notte, una verità che provasse a fare luce su quanto era accaduto. I militari sotto controllo pare si aggirino intorno ai 3500 – e sono tutti potenzialmente a rischio.

Il signor Rinaldelli ha rivelato che le vaccinazioni erano facoltative, ma se firmavi per non essere vaccinato, ti processavano e rischiavi di perdere il lavoro. Come confermato dalla Commissione d’Inchiesta, poi, i vaccini erano somministrati senza controllo, senza visite pre-vaccinali, senza accertarsi dello stato di salute dei militari.

E poi la quantità di vaccini, assolutamente senza senso: fino a 14 vaccinazioni al giorno, sulla stessa persona, col rischio di conseguenze disastrose sul suo sistema immunitario.

L’errore è umano, senza dubbio, così come lo è la negligenza e la superficialità con cui i medici militari svolgeva il loro lavoro, mettendo a rischio la vita dei loro sottoposti senza validi motivi.

Quello che i militari subiscono per colpa delle vaccinazioni scorrette è incredibile, una vera e propria carneficina: si contano, dicevamo, 3500 militari malati per colpa di una profilassi vaccinale sbagliata. E il numero, probabilmente è arrotondato per difetto, perché non sono stati inclusi quelli che hanno terminato il servizio militare o sono andati in pensione.

I provvedimenti vanno presi – e al più presto.

L’impegno di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto

L’associazione ONLUS Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), presieduta dall’Avv. Ezio Bonanni, ha messo a disposizione di tutte le vittime del dovere un team di legali ed esperti per tutelare e assistere dal punto di vista medico e legale tutti i lavoratori a cui è riconosciuta la causa di servizio. L’assistenza è gratuita ed è rivolta a tutte le vittime del dovere che devono ottenere indennità e risarcimento danni per cause di servizio dovute a malattie professionali.

L’impegno di ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni è costante e cerca non solo di ottenere i risarcimenti per tutte le vittime del lavoro che hanno richiesto aiuto, ma si preoccupa anche di fare luce sulle vicende più complesse e di ottenere giustizia per tutte le vittime del dovere che si sono ammalate sul posto di lavoro.

Per richiedere l’assistenza gratuita, è possibile contattare questo numero:

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