Tutela dei militari equiparati vittime del terrorismo

Le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata hanno diritto all’indennizzo e al risarcimento del danno. I militari equiparati alle vittime del terrorismo sono coloro che subiscono attentati o attacchi, in particolare nel corso delle missioni.

In realtà, i nostri militari subiscono anche infortuni e contraggono malattie professionali. In questi casi, hanno diritto al riconoscimento della causa di servizio. Quest’ultima determina il diritto all’equo indennizzo, alla pensione privilegiata e al riconoscimento dello status di vittime del dovere.

In questo contesto, si è andato affermando il principio degli stessi diritti tra vittime del terrorismo e vittime del dovere. In sostanza il concetto di equiparazione.

Pertanto, a tutti quei militari, vittime di attentati durante le loro missioni, è riconosciuta la qualità di vittima del terrorismo e della criminalità organizzata. Hanno così diritto all’ottenimento di indennità e risarcimento danni come previsto dalla legge.

Con questa guida, si precisano quali sono i diritti dei militari vittime di terrorismo. Allo stesso tempo, il principio che anche i militari vittime del dovere o equiparati a vittime del dovere hanno gli stessi diritti. Ovvero la stessa entità delle prestazioni, in quanto vittime allo stesso modo (SS.UU. 7761 del 2007; SS.UU. 22753 del 2008).

Indice dei contenuti

  • Categorie a cui spetta il riconoscimento

  • Diritti dei familiari

  • Il caso Fenu

  • Il caso Vanzan

  • Come ottenere l’assistenza medica e legale?


  • Tempo di lettura: 6 minuti

    Chi sono le vittime del terrorismo e della criminalità?

    Sono vittime del terrorismo e della criminalità organizzata coloro che sono vittime di attentati e di azioni criminose, da parte di terroristi e criminali. Rientrano in questa categoria anche i dipendenti del Comparto Sicurezza, oltre che i militari.

    L’attribuzione dei vitalizi e delle speciali elargizioni (previsti dalle leggi 466/80, 302/90, 407/98, 206/2004) spettano, come da art. 2 DPR 510/99, alle seguenti categorie:

    • Ministero dell’Interno – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, per le vittime civili;
    • Il Ministero dell’Interno – Dipartimento di Pubblica Sicurezza, per gli appartenenti alla Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale, Polizia penitenziaria, Polizie municipali e persone che abbiano prestato assistenza, su richiesta, alle Forze dell’ordine;
    • Ministero dell’Interno – Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso pubblico e della Difesa Civile, per i vigili del fuoco;
    • Il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi, per i magistrati e i giudici popolari;
    • Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, per i dipendenti civili dell’amministrazione penitenziaria;
    • Il Ministero della Difesa per gli appartenenti alle Forze armate.

    Le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata

    Sono vittime del terrorismo e della criminalità organizzata tutti coloro che subiscono danni. In particolare, quelli fisici e psichici. Non solo le Forze dell’Ordine, ma anche coloro che si trovano nel teatro di attacchi terrorirstici. In altri casi, coloro che subiscono direttamente, come porebbero essere i testimoni di giustizia.

    Quindi, per coloro che non sono militari o dipendenti del Ministero dell’Interno, delle Finanze etc., il percorso prescinde dalla causa di servizio. Tutte le vittime e i loro familiari hanno diritto al risarcimento del danno, che si somma alle prestazioni degli indennizzi.

    Indennizzi per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata

    Le speciali elargizioni debbono essere erogate dalla singole amministrazioni. Invece gli assegni vitalizi debbono essere corrisposti dall’Ufficio V della Direzione dei servizi. Queste ultime debbono essere erogate sulla base del ruolo di spesa fissa, sulla base di provvedimenti delle singole amministrazioni.

    Tali vitalizi sono rivalutati di anno in anno sulla base della perequazione automatica prevista per le pensioni. Il pagamento degli assegni avviene solitamente entro 90 giorni dal ricevimento: le singole rate sono erogate sempre il 5 di ogni mese. In caso di decesso della vittima, l’ufficio V provvede a liquidare le elargizioni ai parenti più prossimi (coniugi, figli, parenti stretti).

    Per i singoli profili, relativi alle amministrazioni di appartenenza si possono consultare i relativi siti. In particolare, quelli del Ministero dell’Interno, del Ministero della Difesa e del Ministero della Giustizia.

    Chi può presentare domanda in quanto vittima del terrorismo?

    Il militare che è rimasto ferito durante un attacco terroristico, può presentare domanda per richiedere le indennità previste dalla legge. Così per quanto riguarda il comparto sicurezza. Occorre dimostrare di aver subito un danno biologico. In sostanza, la lesione all’integrità psicofisica, cioè alla salute, protetta dall’art. 32 della Cost.. Per quanto riguarda i non militari, occorre dimostrare di aver subito un’invalidità permanente in circostanze previste dall’art. 416-bis del codice penale.

    In caso di decesso, le somme spettanti alla vittima debbono essere liquidate ai familiari del de cuius, che ne sono eredi. In caso di testamento, parte deve essere liquidata anche ai non legittimari, se contemplati.

    Diritti dei superstiti delle vittime del terrorismo

    In caso di decesso, dovuto alle infermità, per motivi di terrorismo, i familiari della vittima possono tutelare i loro diritti. Per poterlo fare, debbono presentare domanda per loro conto. Sono superstiti di vittime del terrorismo e della criminalità organizzata:

    • coniugi e figli a carico al momento dell’avvenimento(vale anche per i figli maggiorenni per i benefici di cui alla legge 206/2004).
    • genitori, in assenza di coniugi e figli.
    • fratelli e sorelle, se conviventi a carico all’epoca dell’evento.
    • in assenza dei soggetti sopra indicati, nell’ordine: fratelli o sorelle, ascendenti in linea retta anche se non conviventi e non a carico. Sono tutelati anche i conviventi more uxorio.

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      Gen. Fenu: riconoscimento vittima del terrorismo

      Il Magg. Roberto Fenu, nato a Siniscola (in provincia di Nuoro, in Sardegna) il 25 Novembre del 1953, è un eroe dei tempi moderni. Impegnato in una ricognizione nei pressi di Chamaa, nel Libano Meridionale, in qualità di osservatore ONU, fu vittima e riuscì salvare decine di commilitoni.

      Il suo compito era quello di indagare su un’esplosione precedente e valutarne gli effetti. Durante la ricognizione, è stato travolto dallo scoppio di una mina antiuomo e ha riportato lesioni gravissime e permanenti che hanno reso necessaria l’amputazione chirurgica dell’arto destro al di sotto del ginocchio.

      Nonostante le gravi lesioni riportate, il Gen. Fenu ha continuato a coordinare le operazioni di soccorso. In questo modo, è riuscito a tutelare l’incolumità dell’intero gruppo di uomini che procedeva.

      Per questo gesto eroico, il Gen. Roberto Fenu è stato insignito della Croce d’Onore, un’onorificenza istituita con la Legge 10 Ottobre 2005 no. 207.

      La Croce d’Onore per le vittime del terrorismo

      La Croce d’Onore è attribuita con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro competente al personale che sia deceduto o abbia subito una invalidità permanente pari o superiore all’80% della capacità lavorativa, a causa di ferite o lesioni riportate in conseguenza ad atti di terrorismo o atti ostili durante il servizio militare.

      Nel caso di conferimento alla memoria, la Croce d’Onore è attribuita al coniuge superstite o ai figli, genitori, fratelli, sorelle – e in caso di assenza di parenti, al comune di residenza. L’ottenimento della Croce d’Onore non pregiudica in alcun modo l’ottenimento delle indennità previste dalla legge.

      Vittime militari del terrorismo: il caso Vanzan

      Negli ultimi anni, il personale civile e militare delle Forze Armate è stato impiegato in diverse missioni: Afghanistan, Libano, Kosovo, Mediterraneo, Libia.

      Durante queste missioni ci sono stati diversi attacchi terroristici: come gli attentati di Nassiriya, dal 2003 al 2006, durante la guerra in Iraq.

      La missione italiana “Operazione Antica Babilonia” ha causato la morte di 50 militari, di cui 25 italiani. Tra questi anche Matteo Vanzan, caporale di 23 anni in ferma breve del primo reggimento Serenissima di Venezia.

      Verso la metà di Maggio del 2004, nel pieno della guerra in Iraq, il giovane Matteo Vanzan era in missione di protezione della sede CPA di Nassiriya, presso la Base Libeccio, quando il suo reggimento si è ritrovato in uno scontro a fuoco con le milizie sciite di Muqtada al-Sadr. Vanzan ha perso la vita per colpa di una scheggia di granata che gli ha reciso l’arteria femorale.

      Nonostante lo abbiamo ricoverato d’urgenza e operato immediatamente, Vanzan non ha superato la notte ed è morto alle 4:35 (orario iracheno).

      Queste sono state le parole di suo padre, Enzo Vanzan:

      «Era andato in Iraq in missione di pace. Ma questa, mi sembra, non è più una missione di pace»

      Rischi per i militari e indennità per i familiari

      I militari sono esposti a rischi di questo tipo tutti i giorni ed è fondamentale che gli sia riconosciuta la qualità di vittima del dovere. A maggior ragione in casi come questo, è altrettanto importante che gli sia riconosciuta la qualità di vittima del terrorismo e che si provveda, quanto prima, a stanziare un’indennità per la famiglia che è sopravvissuta a questa tragedia.

      Matteo Vanzan era di Dolo, in provincia di Venezia, e nel 2003 ha prestato servizio presso il 1° Reggimento dei lagunari della Serenissima di Venezia.

      Nel 2004, era a combattere la guerra in Iraq insieme al suo reggimento, dislocati a difesa della Base Libeccio a Nassiriya. In quella battaglia non ha perso la vita solo Vanzan, ma anche altri 9 iracheni (circa 14 militari sono rimasti feriti).

      Matteo Vanzan è una vittima del terrorismo: in tanti, come lui, hanno bisogno di riconoscimento e di indennità, come previsto dalla legge. A questi deve essere riconosciuto il ruolo di vittima del dovere e/o del terrorismo. A questi deve essere resa giustizia.

      ONA e le vittime del terrorismo nei militari

      L’ ONA – Osservatorio Nazionale Amianto agisce d’intesa con l’ Osservatorio Vittime del Dovere per la tutela di tutte le vittime. Le attività dell’Osservatorio sono quelle di rendere un supporto a tutte le vittime. In particolare: assistenza medica e tutela legale gratuite.

      La procedura per la quale l’Associazione presta assistenza è quella del riconoscimento della causa di servizio per i militari e del pubblico impiego non privatizzato. Poi la procedura di riconoscimento di vittima del terrorismo e della criminalità organizzata.

      In questo contesto, la normativa per i superstiti è molto importante per la tutela dei figli non a carico delle vittime del terrorismo. Pertanto, oltre alla procedura amministrativa, vi è la tutela giudiziaria. Questo percorso si rende necessario nel caso di mancato riconoscimento. Oltre all’indennizzo, l’Osservatorio fornisce assistenza per il risarcimento danni.

      Il risarcimento deve essere integrale ed ha ad oggetto anche i danni subiti dai familiari.

      Per richiedere assistenza, è possibile contattare il seguente numero:

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