Danni patrimoniali: danno emergente e lucro cessante

Danno emergente e lucro cessante rappresentano le due componenti del danno patrimoniale. Con questo termine si indica la forma di danno ingiusto che colpisce direttamente la sfera economico-patrimoniale del danneggiato.

Spesso si può far riferimento al danno emergente come danno diretto, mentre il lucro cessante è identificato come danno indiretto.

La distinzione tra le due componenti del danno è frutto di una elaborazione dottrinale che trae origine dalle fonti romane. Attualmente rappresenta uno strumento necessario per i giuristi al fine di identificare gli effetti pregiudizievoli subiti dal patrimonio del danneggiato.

Hanno diritto all’integrale risarcimento dei danni tutte le vittime, tra cui le Vittime del Dovere. Possono richiedere il riconoscimento di status Vittima del Dovere i dipendenti pubblici e appartenenti a Forze Armate e Comparto Sicurezza. Sono compresi tutti coloro che, nell’esercizio nelle loro funzioni, hanno contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali è conseguito il decesso.

Il danno alla salute può essere causato dall’esposizione a fattori di rischio, come il gas radon, l’uranio impoverito e l’amianto, la cui capacità cancerogena è confermata dall’ultima monografia IARC.

In questa guida scopriamo in cosa consistono i danni patrimoniali e come vengono calcolati.

Indice dei contenuti

Cosa significa danno emergente: esempi

Il danno emergente consiste nella perdita economica che il patrimonio del creditore ha subito per colpa della mancata, inesatta o ritardata prestazione del debitore. È un danno attuale e immediato che si realizza con la diminuzione patrimoniale provocata dall’illecito o dall’inadempimento.

Deve trattarsi di un perdita di utilità già presenti nel patrimonio del danneggiato. Sono quindi:

  • il disvalore economico provocato dalla mancata, inesatta o ritardata prestazione del debitore;
  • le spese sostenute per rimuovere inesattezze della prestazione;
  • la temporanea impossibilità di godere del bene;
  • i danni provocati alla persona o ai beni del creditore.

Inoltre il danno emergente è qualsiasi danno che si subisca anche a prescindere da un rapporto contrattuale (danno extracontrattuale). Per esempio, nel caso di un incidente stradale, è un danno emergente il costo sopportato per riparare il paraurti dell’auto danneggiata.

Cosa vuol dire lucro cessante: esempi

Il lucro cessante è il mancato guadagno patrimoniale provocato dall’inadempimento o dall’illecito che si sarebbe dovuto conseguire in caso l’obbligazione fosse stata regolarmente adempiuta o in mancanza della lesione.

Quindi, a differenza del danno emergente, il lucro cessante attiene a una ricchezza non ancora inglobata nel patrimonio del danneggiato, ma che si sarebbe ragionevolmente prodotta. In altre parole considera la ricchezza che il creditore non ha conseguito in seguito al mancato utilizzo della prestazione dovuta dal debitore oppure, al di fuori di un rapporto contrattuale, alla perdita delle possibilità di guadagno che il fatto illecito provoca al danneggiato.

Il lucro cessante si riscontra in situazioni dove scaturisce l’impossibilità di utilizzare un bene, che è lo strumento necessario di lavoro, o la mancata realizzazione di rapporti contrattuali. Per esempio, se il fornitore non consegna un determinato quantitativo di stock di materia prima ad una azienda, impedisce a quest’ultima di vendere il prodotto finito, per il quale ha già ottenuto un ordinativo. Il mancato guadagno costituisce il lucro cessante.

Il risarcimento di questo tipo di danno è però riconosciuto solo nel caso in cui c’è la probabilità o la certezza della sua concreta esistenza, da fornire con prova “rigorosa”. Ciò è espresso dalla Corte di Cassazione nella sentenza n.23304, 8 novembre 2007: “Occorre pertanto che dagli atti risultino elementi oggettivi di carattere lesivo, la cui proiezione futura nella sfera patrimoniale del soggetto sia certa, e che si traducano, in termini di lucro cessante o in perdita di chance, in un pregiudizio economicamente valutabile ed apprezzabile, che non sia meramente potenziale o possibile, ma che appaia invece – anche semplicemente in considerazione dell’id quod plerumque accidit connesso all’illecito in termini di certezza o, almeno, con un grado di elevata probabilità“.

Come si calcolano danno emergente e lucro cessante?

Ai fini del risarcimento del danno è fondamentale verificare il nesso causale tra evento dannoso ed evento di danno. Infatti le perdite subite o il mancato guadagno devono rappresentare una “conseguenza immediata e diretta” del fatto.

Infatti, soprattutto nel caso di lucro cessante, si tratta di un evento futuro e solo prevedibile. Perciò, per ottenere il risarcimento sarà necessaria una ragionevole certezza circa il suo accadimento e una prova particolarmente rigorosa e non semplicemente “presuntiva”.

Successivamente al riconoscimento del nesso causale, danno emergente e lucro cessante potranno contribuire alla quantificazione del danno subito dalla vittima.

Qualora non sia possibile provare il danno nel suo preciso ammontare, come spesso accade per il lucro cessante, il giudice lo liquiderà in via equitativa, con ragionevolmente fondata attendibilità.

Inoltre, per evitare la prescrizione, la vittima può fare domanda di risarcimento entro:

  • 10 anni dall’accaduto, se il danno è causato dalla cattiva o mancata esecuzione di un contratto;
  • 2 anni in caso di danni che derivano da un sinistro stradale, salvo che vi siano delle lesioni personali (in questo caso il termine è uguale a quello di prescrizione del reato);
  • 5 anni negli altri casi.

Danno emergente e lucro cessante: assistenza legale

Osservatorio Vittime del Dovere e l’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto tutelano i diritti di tutte le vittime.

Oltre all’assistenza medica e sanitaria, il presidente dell’ONA, l’Avv. Ezio Bonanni, insieme al suo team di esperti, forniscono tutela legale a tutti coloro che ne fanno richiesta. Questi possono ottenere l’indennizzo INAIL, i benefici previdenziali, il riconoscimento della causa di servizio e il risarcimento integrale di tutti i danni subiti, patrimoniali e non patrimoniali (biologico, morale, esistenziale e tanatologico).