Responsabilità contrattuale: cos’è e come funziona

La responsabilità civile può essere di natura contrattuale o extracontrattuale. Esse funzionano in modo diverso sotto diversi profili.

In questa guida scopriamo tutto sulla responsabilità contrattuale, sull’onere della prova, sulle giutificazioni che escludono il risarcimento, sulla prescrizione e sulle differenze con la responsabilità extracontrattuale.

Responsabilità contrattuale: cos’è?

La responsabilità contrattuale consiste nella violazione di uno specifico dovere, un vincolo obbligatorio rimasto inadempiuto che abbia una fonte contrattuale.

Si differenzia dalla responsabilità extracontrattuale proprio in ragione di questa specifica fonte.

La responsabilità extracontrattuale riguarda infatti la convivenza tra membri della collettività, per cui vige il principio del neminem laedere. Significa che ognuno deve comportarsi in modo da non recare pregiudizio agli altri. Secondo l’art. 2043 c.c. che disciplina l’illecito extracontrattuale, infatti: Ogniqualvolta un soggetto viola una regola di civile convivenza attraverso una condotta riprovevole, intenzionale o dettata da scarsa attenzione e coscienza, incorre nella responsabilità extracontrattuale. Nel caso in cui tale condotta abbia causato un danno vige l’obbligo risarcitorio.

Responsabilità contrattuale vs responsabilità extracontrattuale

A differenza della responsabilità extracontrattuale quindi, che non presuppone alcun rapporto di tipo obbligatorio (negoziale o legale), tra danneggiato o danneggiante, ma soltanto la violazione del generale dovere del neminem laedere, quella contrattuale consiste nella violazione di uno specifico dovere, proveniente da un preesistente vincolo obbligatorio rimasto inadempiuto: “l’elemento differenziale tipico (tra le due responsabilità) torna ad essere non già la predeterminazione o la predeterminabilità dei soggetti nei confronti dei quali sussiste l’obbligo, ma la fonte, contrattuale o meno, di quell’obbligo” (Cass. n. 4051/1990).

I contratti nella responsabilità contrattuale

I contratti cui fa capo la responsabilità contrattuale non sono solo quelli atipici, ma anche quelli tipici. Si dicono tipici (o nominati) se sono contratti previsti dal codice civile o da altre leggi, come la compravendita, la locazione, il mutuo etc.

In base al principio dell’autonomia contrattuale, le parti possono però anche stipulare contratti diversi da quelli previsti dalla legge. In genere questo può avvenire combinando tra loro elementi caratteristici di figure contrattuali tipiche. Sono contratti atipici, per esempio, il leasing e il factoring.

Responsabilità del debitore

La responsabilità contrattuale è disciplinata dall’art. 1218 c.c. che dispone che “il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno se non prova che l’inadempimento o il suo ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”.

L’art. 1176 c.c., in materia di diligenza nell’adempimento dell’obbligazione, afferma che il debitore che, pur agendo con la diligenza richiesta non abbia potuto adempiere all’obbligazione, è comunque esonerato dalla responsabilità risarcitoria.

La diligenza nell’adempimento

La diligenza cui fa riferimento il primo comma dell’art. 1176 c.c. è quella media del “buon padre di famiglia”, mentre quella di cui al secondo comma, relativa all’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, va valutata con riguardo alla natura dell’attività esercitata (diligenza del “debitore qualificato”).

La legge dispone infatti che il debitore nell’adempiere l’obbligazione contrattuale debba uniformarsi alla condotta del buon padre famiglia. In caso di comportamento negligente è responsabile per colpa e deve risarcire il danno.

In caso di obbligazioni derivanti dallo svolgimento di attività professionale invece il grado di diligenza richiesta deve essere commisurato al tipo di prestazione ed è pertanto è superiore a quella media del pater familias.

L’onere della prova

Nella responsabilità extracontrattuale (ex art. 2043 c.c.) è il soggetto danneggiato a dover provare tutti gli elementi costitutivi del fatto illecito, incluso il dolo o la colpa dell’autore del danno “ingiusto”.

Nella responsabilità contrattuale, invece, trova applicazione il principio della presunzione della colpa. Al creditore spetta infatti solo l’onere della prova dell’inadempimento e dell’entità del danno. Al debitore spetterà dimostrare l’impossibilità sopravvenuta della prestazione per cause a lui non imputabili, per sottrarsi all’obbligo risarcitorio.

Il tutto a prescindere dalla verifica della colpevolezza (del dolo o della colpa).

Il risarcimento del danno nella responsabilità contrattuale


Secondo l’ex art. 1223 c.c., il risarcimento del danno dovuto all’inadempimento o al ritardo deve comprendere sia la perdita subita dal creditore (danno emergente) che il mancato guadagno (lucro cessante), purché ne siano conseguenza immediata e diretta. Deve esistere infatti un nesso di causalità tra l’inadempimento e il danno.

Diversamente dalla responsabilità extracontrattuale in cui ad essere risarcibili sono tutti i danni, prevedibili o non prevedibili, nella responsabilità contrattuale, ove l’inadempimento o il ritardo non abbiano natura dolosa, il risarcimento è limitato al solo danno prevedibile al tempo in cui è sorta l’obbligazione (art. 1225 c.c.).

Approfondisci in: Risarcimento del danno emergente e lucro cessante

Il risarcimento del danno non patrimoniale

Oggi risulta pacificamente accettato il risarcimento del danno non patrimoniale in caso di responsabilità contrattuale.

Attraverso un lungo percorso evolutivo di questo istituto, si è arrivati infatti a riconoscere la risarcibilità di qualsivoglia sofferenza seria ed apprezzabile, che rientra nelle categorie del danno morale, biologico ed esistenziale.

La condanna al relativo risarcimento non può prescindere dall’accertamento della serietà e gravità della lesione di un diritto della persona costituzionalmente garantito, nonché dai limiti di cui agli artt. 1223, 1225 e 1227 del codice civile.

La prescrizione

A differenza del risarcimento del danno da illecito extracontrattuale soggetto alla prescrizione breve di cui all’art. 2947 c.c., all’illecito contrattuale si applica l’art. 2946 c.c. che prevede il termine ordinario di decorrenza decennale, salvo i tempi più brevi previsti per specifiche tipologie di contratti.