Radioprotezione: come difendersi dai rischi delle radiazioni

La radioprotezione tutela la salute dalle radiazioni ionizzanti usate in medicina, industria e ricerca. Norme, tecniche e dispositivi riducono l’esposizione e prevengono danni biologici. In Italia la materia è regolata dal D.Lgs. 101/2020.

Anche i militari possono essere esposti a radiazioni ionizzanti per missioni con munizioni radioattive o in contesti contaminati. Questi rischi possono provocare tumori, malattie gravi e infortuni. La legge italiana riconosce lo status di vittima del dovere, con indennizzi e tutele specifiche grazie anche all’impegno profuso dall’avv. Ezio Bonanni nella difesa dei militari italiani.

Tali radiazioni includono raggi X, gamma, particelle alfa, beta e materiali radioattivi come l’uranio impoverito. Queste radiazioni sono assai pericolose perché danneggiano il DNA e aumentano il rischio di tumore nel tempo.

Perché i militari sono a rischio nelle missioni internazionali?

Alcune missioni impiegano armi con uranio impoverito, che emana radiazioni e sostanze tossiche. In Italia, l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), guidato dall’avv. Bonanni, ha seguito migliaia di militari esposti. Si stimano circa 8.000 casi di malattie, tra queste linfomi e leucemie, e oltre 375 vittime riconosciute come plausibilmente legate all’esposizione.

Inoltre, sono stati registrati casi di esposizione cronica al radon in basi cinofile o sotterranee, come emerso nella vicenda di Monte Venda.

Quali sono i rischi per la salute?

Le radiazioni ionizzanti possono causare varie patologie a lungo termine: tumori solidi (polmone, tiroide, vescica, etc.), leucemie e mutazioni genetiche. I

l rischio aumenta con la dose e la durata dell’esposizione. Simultaneamente, conseguenze immediate ad alte dosi (effetti deterministici) possono includere sindrome acuta da radiazioni, perdita di capelli, danni alla pelle e al sistema immunitario. ([turn0search0])

Come tutela la legge i militari esposti?

In Italia, i militari possono essere riconosciuti vittime del dovere se sono ammalati per ragioni di servizio. Questo status garantisce oltre a equo indennizzo, pensione privilegiata (per causa di servizio) e prestazioni aggiuntive.

Qual è il ruolo dell’avv. Ezio Bonanni?

Da anni, l’avvocato Bonanni si distingue per la difesa dei militari malati per esposizione radioattiva, in particolare da proiettili all’uranio impoverito. Ha promosso l’assistenza legale gratuita tramite ONA e proposto strumenti per il riconoscimento dello status. In alcuni casi, l’ONA ha permesso il riconoscimento di malattie come dipendenti da causa di servizio, con indennizzi e tutela previdenziale.

La radioprotezione in altri ambiti lavorativi

La radioprotezione è l’insieme di misure volte a proteggere persone e ambiente dagli effetti nocivi delle radiazioni ionizzanti. Queste radiazioni hanno energia sufficiente a modificare le molecole biologiche, come il DNA. Possono quindi causare malattie, tumori o alterazioni genetiche.

La disciplina non riguarda solo gli operatori militari, ma anche sanitari o industriali e la popolazione e i pazienti sottoposti a esami radiologici o terapie. L’obiettivo è ridurre la dose assorbita al livello più basso possibile, senza rinunciare ai benefici delle radiazioni.

Quali sono i principi fondamentali della radioprotezione?

Tre principi guidano la radioprotezione moderna. Il primo è la giustificazione: ogni esposizione deve avere un beneficio superiore al rischio. Il secondo è l’ottimizzazione, indicata con l’acronimo ALARA (As Low As Reasonably Achievable), cioè “più basso possibile compatibilmente con la ragionevolezza”. Il terzo è il rispetto dei limiti di dose stabiliti per legge.

Per i lavoratori esposti la dose massima efficace è 20 millisievert all’anno, mentre per la popolazione è 1 millisievert. Questi valori derivano dalle raccomandazioni della Commissione Internazionale per la Protezione Radiologica (ICRP).

Dove si applica la radioprotezione?

La radioprotezione si applica in diversi contesti. In medicina riguarda radiografie, TAC e radioterapie, che usano raggi X o isotopi radioattivi. Nell’industria interessa impianti nucleari, controlli non distruttivi e sterilizzazione di materiali. Nella ricerca coinvolge laboratori che manipolano radionuclidi. Infine, l’ambiente viene monitorato per controllare le radiazioni naturali, come il radon.

Quali strumenti si usano per proteggere i lavoratori?

I dispositivi principali sono i dosimetri personali, che misurano la dose assorbita, e le schermature in piombo, cemento o acciaio, che attenuano le radiazioni. I camici piombati proteggono gli operatori in radiologia, mentre i bunker schermati proteggono durante le radioterapie.

La distanza e il tempo sono altre due barriere fondamentali: maggiore è la distanza dalla sorgente, minore è la dose; minore è il tempo di esposizione, più bassa è la probabilità di danno.

Quali sono le figure professionali della radioprotezione in Italia?

Il D.Lgs. 101/2020 individua figure precise. L’esperto di radioprotezione è un professionista qualificato che valuta rischi, controlla le esposizioni e propone misure preventive. Il medico autorizzato sorveglia la salute dei lavoratori esposti e stabilisce l’idoneità. Il datore di lavoro deve garantire la sicurezza, mentre i lavoratori hanno l’obbligo di rispettare le regole.

Radioprotezione in medicina: come vengono protetti i pazienti?

Ogni esame radiologico deve essere giustificato dal medico prescrittore. I radiologi applicano protocolli standardizzati per ridurre le dosi senza compromettere la qualità delle immagini. Ad esempio, la TAC multistrato consente acquisizioni più rapide con dosi inferiori.

Nella radioterapia i fasci vengono conformati solo sulla zona tumorale, risparmiando i tessuti sani. Inoltre, sistemi di monitoraggio verificano la dose in tempo reale.

Radioprotezione e radon: come si controlla questo rischio naturale?

Il radon è un gas radioattivo naturale che deriva dal decadimento dell’uranio nelle rocce. Può accumularsi negli ambienti chiusi e aumentare il rischio di tumore polmonare. Il D.Lgs. 101/2020 impone misurazioni nei luoghi di lavoro sotterranei e negli edifici scolastici.

Le soluzioni includono sistemi di ventilazione, sigillatura di fessure e vespai aerati. In zone ad alto rischio, le nuove costruzioni devono adottare barriere preventive.

Tabella: dosi e limiti di esposizione secondo il D.Lgs. 101/2020

CategoriaLimite di dose efficace annuaNote
Lavoratori esposti20 mSvMedia su 5 anni, max 50 mSv in un anno
Popolazione generale1 mSvEscluse le radiazioni naturali e mediche
Lenti dell’occhio (lavoratori)20 mSvNuovo limite abbassato rispetto al passato
Cute e mani (lavoratori)500 mSvDose equivalente locale

Quali esempi virtuosi esistono?

In Italia molti ospedali hanno adottato sistemi digitali che registrano le dosi dei pazienti, creando un fascicolo radiologico elettronico. Questo strumento permette di evitare esami inutili e ridurre l’esposizione complessiva.

A livello europeo, il progetto EURATOM finanzia la ricerca su nuove tecniche di imaging e radioterapia meno dosanti. Questi studi promuovono un uso responsabile e sicuro delle radiazioni in tutta l’Unione.

FAQ

Che cos’è l’uranio impoverito e perché è pericoloso?
È un residuo radioattivo usato in armamenti. Libera radiazioni e metalli pesanti che danneggiano il corpo se inalati o ingeriti. ([turn0search0], [turn0search20])

Come si ottiene lo status di vittima del dovere?
Attraverso istanza documentata, medica e legale. Lo studio dell’avv. Bonanni ha ottenuto molti riconoscimenti in tribunale. ([turn0search16], [turn0search18])

I militari esposti possono avere rendita INAIL?
No, sono esclusi, ma hanno diritto a un’equo indennizzo e pensione privilegiata come vittime del dovere. ([turn0search16])

Il radon è davvero un problema nei siti militari?
Sì, il caso di Monte Venda ne è un esempio. L’alta concentrazione di radon ha causato numerose malattie e decessi tra militari. ([turn0search15])

L’esercito ha strutture per monitorare le radiazioni?
Sì. Esistono centri specializzati (CISAM) che controllano i rischi radioattivi, bonificano siti contaminati e tarano i dosimetri. ([turn0search7], [turn0search23])

Che cos’è l’ALARA?
È il principio secondo cui la dose deve essere mantenuta “più bassa possibile”, compatibilmente con le necessità mediche o industriali.

Il radon è pericoloso?
Sì, il radon è la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo. Misurazioni e ventilazione riducono il rischio.

Chi controlla la radioprotezione negli ospedali?
L’esperto di radioprotezione, insieme al medico autorizzato, verifica le misure e tutela lavoratori e pazienti.

Le radiazioni naturali sono regolamentate?
Sì, il D.Lgs. 101/2020 impone controlli e misure preventive contro il radon negli ambienti a rischio.

Un esame radiologico è sempre sicuro?
Sì, se giustificato e condotto secondo le linee guida. I benefici diagnostici superano i rischi, soprattutto se le dosi sono ottimizzate.